Chissà quante volte vi sarà capitato di commettere degli errori, talvolta anche banali. Il tennis è un tipo di sport in cui l’errore pesa in modo particolare. Questo perché se sbaglio, perdo il punto. A differenza invece di altri sport in cui l’errore non dà necessariamente il punto all’avversario.

Spesso di fronte a un errore, si tende ad avere una reazione negativa. Una reazione emotiva, di rabbia o di tristezza, che la maggior parte delle volte influenza i punti successivi. Lasciate che vi dia un paio di indicazioni su come prendere in considerazione le vostre reazioni emotive, in modo da riuscire a rapportarvi con loro al meglio.

  • La rabbia è un’emozione che nasce quando ci rendiamo conto ch
    e non riusciamo a raggiungere uno specifico obiettivo. Quando ad esempio giochiamo un dritto o un rovescio e vediamo che la palla va in rete oppure sul corridoio, potremmo provare rabbia per il fatto che la palla non abbia rimbalzato dove avremmo voluto.
  • La tristezza invece è quell’emozione che si manifesta nel momento in cui viene a crearsi un vuoto, una mancanza o una perdita nei nostri confronti. Di fronte a un errore, ad esempio, l’essere tristi può essere legato al fatto di non sentirsi all’altezza o inadeguati di fronte al proprio risultato.

Le due emozioni mostrano a loro volta due reazioni differenti. La tristezza porta alla demotivazione. Mentre la rabbia alla rivalsa.

Provate ad immaginare un giocatore triste e uno arrabbiato. Il primo di fronte agli errori giocherà i punti successivi con un atteggiamento tutt’altro che propositivo. Non sentendosi all’altezza, tenderà spesso a gettare la spugna. Il secondo, invece, non completamente lucido, spaccherebbe il mondo in due pur di vincere il punto successivo. La differenza tra le due emozioni sta che nella rabbia c’è un atteggiamento reattivo, mentre nella tristezza no.

A questo punto penserete: “beh, ma allora è meglio arrabbiarsi che essere tristi! Mi darebbe più chance di vincere gli altri punti!”. La verità è che entrambe le emozioni, se troppo invadenti nel nostro gioco, ci portano a non gareggiare in maniera completamente serena e focalizzata. In altre parole, nella nostra testa ci sarà: il nostro obiettivo e il motivo per cui siamo tristi o arrabbiati. Le nostre risorse dunque non saranno esclusivamente rivolte verso il nostro obiettivo, ma anche su altro. Di conseguenza faremo molta più fatica a raggiungere ciò che ci siamo prefissati.

Come dobbiamo comportarci dunque di fronte all’errore?

Quello che voglio cercare di dire non è di NON provare emozioni di fronte all’errore (anche perché sarebbe impossibile…). Piuttosto proviamo a riconoscere quale emozione stiamo provando e cerchiamo di vedere l’errore in maniera diversa. Attribuiamo un nuovo significato! Anziché vederlo come il risultato di un difetto, di un nostro limite, proviamo a vederlo come un’opportunità. Se trasformiamo una pallina finita in rete in una possibilità per capire dove abbiamo sbagliato, diventerà più facile trovare poi delle soluzioni per migliorare e per non ricascarci, una seconda volta, nello stesso modo.

L’errore, così, diventa il risultato di una potenzialità, di un’area di miglioramento.

 

Dr. Francesco Zanatta

Dr.ssa Elena Giulia Montorsi